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LAGO DI DOBERDO'
E
PAESAGGIO CARSICO
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Il Lago di Doberdò, inserito in un eccezionale ambiente carsico, caratterizzato dalla presenza di una serie di inversac o sorgive-
I due laghi formano un habitat unico di chiara impronta carsica. Rientrano nella Riserva Naturale Regionale dei “Laghi di Doberdò e Pietrarossa” e inoltre il geosito è stato dichiarato SIC ( Sito d’Interesse Comunitario), ZPS (Zona di Protezione Speciale) e parzialmente Zona Umida.
Il Lago di Doberdò si trova nel comune di Doberdò del Lago in provincia di Gorizia, in corrispondenza della terminazione del Carso Goriziano e mette in luce le acque dell'acquifero carsico.
Occupa il fondo di un polje (forme carsiche molto grandi che raggiungono estensioni anche di parecchi chilometri. Si tratta di conche spesso allungate, caratterizzate da un fondo piano orizzontale e da versanti relativamente ripidi -
Per quanto riguarda la provenienza dell'acqua, si può affermare che essa sia sicuramente relazionata al sistema idrologico del Carso Goriziano, costituito da un reticolo di dreni sconosciuto.
(I Dreni si dividono in due categorie – principali e minori – I primi sono costituiti da medi e grandi condotti e da collettori che veicolano, agli apparati di risorgenza, la totalità della portata degli acquiferi. Sono alimentati continuativamente da perdite alveari dei torrenti esterni o dai molteplici piccoli flussi degli stillicidi e dalla infiltrazione delle acque prodotte da rilevanti eventi meteorologici esterni o da fusioni nivali. I dreni minori, sono costituiti dall’estesissima rete dei piccoli condotti e dei microcondotti e sulle discontinuità della roccia, che si imbibiscono delle acque di precipitazione o di fusione nivale in tale modo veicolano ai collettori e alle risorgive una parte rilevante del flusso idrico complessivo. )
Accertate, invece, sono le influenze del Carso classico sloveno (Il Carso Classico, comprendente quello Goriziano, Triestino e Sloveno, di cui il Carso Goriziano rappresenta la propaggine più occidentale, presenta un acquifero molto articolato e ramificato che viene a giorno su una superficie altrettanto complessa comprendente, oltre al Lago di Doberdò, anche il vicino Lago di Pietrarossa, la Palude di Sablici e numerose sorgenti puntuali), nonché dei fiumi Isonzo e Vipacco, distanti rispettivamente 8,5 e 6,5 km
Il fondo del lago è costituito da una spessa copertura melmosa, prodotta dalla fitta vegetazione a Cannuccia Palustre, seguita da uno strato argilloso che a 4-
Il Lago di Doberdò è un chiaro esempio di lago carsico, uno dei pochi in Italia e sicuramente uno dei più grandi a livello internazionale, nonché uno dei pochi laghi-
Un così fragile ecosistema che in passato e ancor oggi subisce aggressioni di vario tipo non può essere trascurato e lasciato a un suo triste destino d’oblio ma “curato” soprattutto dall’avanzare selvaggio di una vegetazione autoctona e non che ormai lo sta soffocando, non solo nel suo aspetto ma, ancor più grave, nell’esaurimento di quel biotopo eccezionale che distingue queste zone.
Comunque, l’auspicio è che l’eventuale interesse per una così importante zona, non porti qualcuno a renderlo il solito parco più o meno smerciato come educativo e ricreativo, ingessato in un ruolo che da protagonista lo relega, invece, in quello di comparsa senza dignità e rispetto.
Il paesaggio carsico è la risultanza di un insieme di fenomeni che determinano un processo di lenta erosione delle rocce sia sui versanti superficiali che nelle zone sotterranee (carsismo). Il termine “Carsismo” deriva dalla parola slava "kras" o "krs“, cioè roccia, pietra, e da qui il termine “Carso”.
In particolare, il fenomeno è dovuto all'azione corrosiva esercitata nel tempo sulla roccia solubile, dall'anidride carbonica presente nella pioggia.
L'anidride carbonica trasforma il carbonato di calcio contenuto nella roccia, in carbonato acido (bicarbonato) che, essendo solubile, viene lentamente asportato dall' acqua piovana. Così sulle rocce si vengono a creare scanalature, inghiottitoi, superfici solcate, forme bucherellate e irregolari che rappresentano alcune delle formazioni tipiche del carso di superficie.
Penetrando nel sotto suolo, attraverso rocce fessurate ed allargate, le acque meteoriche col tempo, danno luogo alla morfologia carsica ipogea, creando cunicoli, grotte, abissi, canali, gronde e valli, spesso percorsi da fiumi.
Le zone carsiche sono inconfondibili perché l'acqua agisce sempre con particolare intensità sulla loro superficie, creando dei paesaggi caratteristici. Le forme sono sempre aguzze ed aspre, quasi sempre aride perché l'acqua tende a scomparire nelle numerose fessure ed a riversarsi nei condotti sotterranei.
Il paesaggio è caratterizzato anche da grossi accumuli di ghiaioni e pietrame ai piedi delle pareti e lungo i pendii: questa intensa frammentazione del calcare è causata da agenti meteorologici come l'alternanza del calore diurno e del freddo notturno, o in tempi più lunghi, dall'alternarsi del caldo estivo e delle gelate invernali, che dilatano l'acqua contenuta nelle microfessure della roccia.
La posizione geografica con la vicinanza del mare, lo pongono in una zona climatica di transizione fra il regime atlantico e quello continentale con la creazione di microclimi che arricchendo la flora nelle sue specie ne diversificano il paesaggio.
Rocciose e scarse di vegetazione queste zone, assumono particolare suggestione nel periodo autunnale quando i gialli e i verdi, propri della vegetazione del periodo, si mescolano al rosso vivo degli arbusti del sommacco, creando tavolozze cromatiche di rara bellezza ed il contrasto tra la pietra, la roccia e la ricchezza di specie vegetali e animali fanno sì che il Carso sia un territorio singolare ed affascinante non solo in superficie ma anche nella sua parte sotterranea per il rilevante interesse speleologico che la sua morfologia ipogea rappresenta.
Anche un territorio come quello del Carso non è certo immune da inquinamento e mancanza di rispetto ambientale. Anche se non eccessivamente antropizzato e perciò meno “ferito” dalla presenza dell’uomo, non lo si può, comunque considerare non a rischio.
Infatti, sempre più, le richieste degli abitanti, gli interessi commerciali di vario tipo, le varie necessità che gli Amministratori pubblici avanzano, il turismo “mordi e fuggi”, rischiano di causare problemi gravi sia all’aspetto paesaggistico che all’habitat di tanti animali e piante.
Riuscire a trovare un equilibrio fra sviluppo economico e sostenibilità ambientale, avviando attività commerciali che permettano di migliorare la qualità della vita dell’intera comunità nel pieno rispetto dell’ambiente e nella massima valorizzazione del territorio è estremamente difficile ma con la collaborazione di tutti i soggetti interessati e con una visione elastica e non arroccata a un interesse personale può non essere impossibile.