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L'ACQUA È VITA
Acqua siamo noi
dall ' antiche sorgenti veniamo,
fiumi siamo noi
se i ruscelli si danno una mano,
acqua siamo noi
se i torrenti si mettono insieme,
vita nuova c 'è
se l 'acqua è in mezzo a noi.
( Canto popolare )
Confluenza tra il fiume Isonzo e il torrente Torre
a Nord del ponte di Pieris (GO)
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Isonzo.... L'UMILIAZIONE DI UN FIUME.
Il fiume nasce a 1.100 metri d'altitudine sulle Alpi Giulie ad ovest del monte Tricorno (2.864 metri) nella Val Trenta in Slovenia. Entra in territorio italiano presso Gorizia e scende verso il mare lambendo le pendici del Carso, ricevendo da sinistra il fiume Vipacco, attraversa la Bisiacaria ricevendo da destra il Torre e va a sfociare nel mar Adriatico vicino a Staranzano.
Il fiume Vipacco ( che ha origine in territorio sloveno) rappresenta, con il suo bacino, il 20% di quello dell’intero Isonzo, scorre su terreni in gran parte calcarei e in parte su formazioni arenaceo-
Il fiume Torre raccoglie le acque dei vari torrenti della fascia pedemontana del Friuli e le convoglia nel fiume Isonzo nei pressi di Villesse. Nel suo scorrere verso valle si distende tra materiali altamente permeabili che ne causano notevoli dispersioni rendendo temporaneo il regime e variabile la larghezza.
L'Isonzo ha un regime essenzialmente alpino influenzato anche dalla notevole presenza di sorgive carsiche.
La sua portata media è, dopo quella dell'Adige, la più elevata tra i fiumi del Triveneto mantenendosi notevole anche in estate grazie all'apporto carsico. Durante la stagione piovosa è invece, soggetto ad imponenti piene.
Attualmente, però, la portata dell'Isonzo dipende anche dall'apertura o dalla chiusura delle molte dighe costruite lungo il suo corso, sia in territorio italiano che sloveno.
Per tutelare l’Isonzo, ma più in generale tutti i fiumi, bisogna prima di tutto capire cosa sono. Spesso vengono visti come delle entità che agiscono entro confini ben delimitati, svincolati dal territorio circostante e ci si accorge di loro solo durante le situazioni di emergenza, le inondazioni, le crisi idriche , o altro. Sono relegati ad ambienti marginali, semplici risorse d’acqua da sfruttare al massimo e da allontanare il più possibile perché collettori di scarichi inquinanti.
La cementificazione degli alvei, gli arginamenti, le costruzione di dighe, di briglie e chiuse, l’ estrazione di sabbia e ghiaia, le sostanze inquinanti, industriali o dal dilavamento dei terreni coltivati ( azoto, fosforo, pesticidi ..), hanno portato a ridurre lo spazio vitale del fiume e la sua natura e, conseguenza inevitabile, la distruzione dell’habitat che ha impedito lo spostamento degli organismi lungo il fiume, ha reso precaria la capacità di auto depurazione, e ha spesso causato l’impoverimento del rapporto con l’ambiente circostante.
Riportare il corso d’acqua e il territorio connesso, a uno stato il più vicino possibile a quello naturale implica non solo azioni strutturali, (ad esempio la rimozione di cementificazioni o barriere di vario tipo), ma interventi gestionali,( vedi ad esempio i conflitti per l’uso dell’acqua), normativi e non ultimi l’educazione di tecnici ma anche di cittadini.
Per tutelare il nostro territorio nazionale, già così provato e fragile e per difendere anche l’ Isonzo, abbiamo bisogno d’informazione e pianificazione, attività fondamentali per prevenire e vincere i disastri che tanto spesso avvengono, causati da abusivismo,disboscamento, mancata manutenzione dei corsi d'acqua e urbanizzazione irrazionale.
Certo che questo escursus sulla natura dell’ Isonzo non può non portarci a riflettere sul fatto che, parlare dell’ Isonzo è parlare dell’umiliazione di un fiume; e così anche per tanti altri fiumi non solo italiani ma nel mondo.
I fiumi sono simboli, per la gente che vive lungo le loro sponde e non solo; forse un tempo più che oggi, perché il loro ruolo è stato mortificato. Quello che il “Fiume” ha incarnato nelle genti che da lui tanto hanno avuto è stato, nel tempo, sempre più vanificato, svuotato di significato, il suo patrimonio di cultura, storia, vissuto quotidiano, è stato dimenticato per lasciare il posto ad un vuoto di sentimenti ed emozioni.
L’Isonzo incarna un luogo e un tempo; “altri tempi” rispetto a quelli quotidiani, dove l’acqua, da cui questa terra è attraversata superficialmente, è sostanzialmente plasmata fin nel profondo.