Carso 2014+ - AMBIENTE 2000

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Carso 2014+

CARSO

  
                                      

CONSIDERAZIONI SUL PROGETTO "CARSO 2014+"

A seguito del convegno di martedì 25 gennaio u.s., facciamo alcune osservazioni sul tema centrale dei progetti di Carso 2014+ e della visione o della filosofia che sta alla base di questo progetto.
Lo facciamo perché i progetti riguardanti il  San Michele e Redipuglia li riteniamo  interessanti per le soluzioni trovate, ma  lo spirito invece, che ha influenzato il lavoro dell' Architetto Bürgi sul totale del Planing,  secondo noi, è discutibile perché riteniamo non abbia nulla a che vedere con una valorizzazione del paesaggio Carsico e tantomeno con la protezione della flora e della fauna, che insieme alla morfologia globale costituita dall'elemento geologico peculiare del Carso e dall'aspetto floristico, costituiscono un insieme  importante e caratteristico.


Se il  progetto del San Michele e quello di Redipuglia si inseriscono  bene in questo particolare ambiente è perché sono indissolubilmente legati alla Grande Guerra ed a quello che ne è derivato dalla cultura della memoria. L'architetto in questo caso, ha modificato il loro inserimento, arricchendolo con elementi che li valorizzano sia per quanto riguarda l'immagine  architettonica sia per quanto riguarda la memoria ed il racconto della guerra e cioè l'aspetto museale vero e proprio.
Se però andiamo oltre e facciamo entrare l'ipotesi progettuale del Castellazzo, come elemento di completamento del paesaggio carisco,  aggiungendoci qualcosa che non gli appartiene, non solamente, ma che non esalta la sua bellezza ma bensì  la deprime, allora il progetto globale non è accettabile.

PARTICOLARE DEL LAGO DI DOBERDO'

Rifacendosi ad un estratto della  Convenzione  Europea del Paesaggio (riportato a fondo pagina con nostra  numerazione dei
capoversi), al capoverso 3, si dice : "….l'obiettivo principale  deve essere pertanto quello  di promuovere  la consapevolezza della necessità di preservare la qualità e la diversità del paesaggio  in quanto patrimonio comune della storia e della cultura europea…"

1.
  Nei successivi capoversi dal 4 al 6 si accentua nuovamente lo spirito di conservazione di protezione e di tutela del paesaggio  con provvedimenti tematici e strategie socio-culturali, dicendo fra l'altro al punto 5, che nell'ambito di una politica di pianificazione integrata  devono essere prese in considerazione la Convenzione relativa alla "Preservazione della vita selvaggia e dell'ambiente naturale dell'Europa" (1979) - "Direttiva Habitat" relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, la "Strategia Paneuropea per la Diversità biologica e paesaggistica" (1996), la "Convenzione europea del paesaggio" (2000) e lo "Schema di Sviluppo dello Spazio Comunitario".

2.
  Un aspetto particolare della salvaguardia e del miglioramento dei paesaggi naturali e culturali risiede nella conservazione e nel ripristino di grandi reti e sistemi di biotopi. La costruzione di una rete ecologica coerente di particolari zone di tutela nell'ambito dell'Unione Europea (in particolare le zone umide), denominata "Natura 2000", rientra nella realizzazione di tale obiettivo.

3.
  Quando invece passiamo al punto 7 le cose si ingarbugliano un po' perché:  il limite fra le varie aree interpretative di quanto viene detto al punto 7 è molto incerto e può essere interpretato. La stessa cosa va detta sia per i biotopi e le parti eccezionali del paesaggio per non parlare della biodiversità. A questo punto è evidente che le idee dovrebbero essere molto chiare per poter intervenire sull'ambiente  in modo da mantenere sia la sua tipicità che può essere un mix di elementi molto diversi fra loro,  per poter fare in modo di mantenere le caratteristiche succitate e nel contempo favorire lo sviluppo economico della regione presa in considerazione.

Il Carso di cui stiamo parlando è una realtà molto piccola. E' ricca di storia ( pur limitata alla Prima Guerra Mondiale ) di cui vanno valorizzati e tutelati gli elementi che ricordano questa immane tragedia , le trincee, Il Sacrario di Redipuglia ed il Museo del San Michele. Ma il Carso è anche in gran parte natura, una natura ricchissima di biodiversità ma non è possibile intervenire su di un territorio come il Carso dimenticandoci della sua importanza. E' ricchissimo di elementi geologici e floristici  che arrichiscono il paesaggio come le pennellate di un quadro impressionista. Basta pensare ai carreggiati carsici sui quali o lungo i quali cresce il cutinus, lo scotano,  con un'esplosione di colori ineguagliabile.
Altrettanto si può dire dell'avifauna e della fauna locale altri elementi determinanti per l'arricchimento di questo ambiente.

CAMOSCIO SUL CARSO GORIZIANO

Gli ingredienti ci sono tutti per poter parlare di tutela delle componenti naturalistiche del Carso, di quelle storico culturali sopraccitate, comprendendo in questi anche l'architettura rurale di quanto rimane dei borghi medievali  e di sviluppo economico della zona .
Ma il progetto generale come abbiamo già detto, zoppica un po', perché  da quanto abbiamo visto nel primo incontro tenutosi in Castello a Gorizia e dedicato alle Associazioni ambientaliste  e poi nel secondo del 25 gennaio a Ronchi dei Legionari, mentre  Redipuglia e San Michele rientrano in un ambito che  fa parte integrante del territorio da quasi un secolo, per quanto riguarda il Castellazzo, si tratta di un impatto violento che non valorizza niente. Il lago ha perso molto della sua bellezza da quando il sifone che creava i caratteristici  riempimenti e  svuotamenti è stato lesionato dai sondaggi geosismici all'epoca della ricerca di un sito adatto alla costruzione del sincrotrone ; si è ridotto di dimensioni con una crescita di alberi e vegetazione  che nulla hanno a che fare con il lago mentre il grande canneto si è ridotto a poca cosa.                      

CARREGGIATO CARSICO
Quindi, a che cosa serve questa "ferita" ? ad un luogo che ha ben altro da far vedere e da avere. Il Carso ha siti naturali dove chiunque può accostarsi  anche alla visione tettonica dell'ambiente, ma in modo naturale mantenendo inalterato quello che di originale  rimane.
Non bisogna distruggere la tradizione per rivedere il tutto con gli occhi della modernità. L'Italia è piena di tradizioni che rimangono inalterate da quando sono nate e fanno accorrere milioni di turisti (moderni) che non chiedono nessun cambiamento (impoverimento).
Non facciamo alcuna valutazione sulla sostenibilità del progetto o dei due progetti, perché questo è o deve essere compito dell'architetto e di chi deve occuparsi delle infrastrutture , inoltre, desideriamo evidenziare,  visto come il progetto è stato elaborato finora, che  non siamo assolutamente dell'idea, come ha detto qualcuno, che si stia progettando  una nuova "Gardaland".

Nel testo riportiamo alcune foto del lago e di altri siti carsici da mantenere per la bellezza, la  valorizzazione del paesaggio e l'importanza  naturalistica.Per quanto riguarda le fotografie del lago abbiamo messo quanto rimane perché si deve tener presente che dopo la rottura del sifone la morfologia e l'impronta naturalistica del lago si è alterata.
PARTICOLARE DEL LAGO DI DOBERDO'
Ed infine concludiamo, con il segnalare due cose che a nostro avviso possono alterare sensibilmente il progetto Carso 2014+ e cioè la cava di Devetachi (nel comune di Doberdò del Lago) che a pieno regime, appena sarà concessa l'autorizzazione all'ampliamento del'escavazione, fra non molto, erutterà sul vallone 350-380 mezzi pesanti per il trasporto del materiale che, al ritorno (vuoti), passeranno dovunque e se dovesse essere realizzato il progetto AV/AC  cioè  Alta Velocità/ Alta Capacità, i mezzi pesanti potrebbero arrivare a 700 e più come è emerso dalla relazione del Sindaco di Doberdo' del Lago in un incontro con la cittadinanza sulla base degli elaborati ricevuti da RFI.

Fra l'altro, proprio a causa del progetto Alta Velocità  una intera frazione del Carso ( Sablici - sempre nel comune i Doberdò del Lago -) sparirà.



CAVA DI DEVETACHI



Estratto dalla Convenzione Europea del Paesaggio

L'Europa e il paesaggio

1.   Il continente europeo è caratterizzato da una pluralità di culture di importanza nazionale, transnazionale e regionale, di cui le 60 lingue parlate non sono che una testimonianza. Tali culture hanno modellato in larga parte i paesaggi dell'Europa.
2.
  Secondo la "Convenzione europea del paesaggio" il Paesaggio contribuisce alla formazione delle culture locali ed è un elemento basilare del patrimonio naturale e culturale europeo in quanto ne rafforza l'identità e la diversità.

3.
  Il paesaggio europeo è sottoposto a pressioni e ad una accelerata trasformazione per effetto dello sviluppo economico nei diversi settori di attività. L'obiettivo principale deve essere pertanto quello di promuovere la consapevolezza della necessità di preservare le qualità e le diversità del paesaggio in quanto patrimonio comune della storia e della cultura europea.
4.
 La pianificazione territoriale ha il compito di contribuire alla tutela, alla gestione e alla valorizzazione dei paesaggi tramite specifici provvedimenti tematici e strategie socio-culturali.
5.
  Nell'ambito di una politica di pianificazione integrata, devono essere prese in considerazione la Convenzione relativa alla Preservazione della vita selvaggia e dell'ambiente naturale dell'Europa (1979) - Direttiva Habitat relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, la Strategia Paneuropea per la Diversità biologica e paesaggistica (1996), la Convenzione europea del paesaggio (2000) e lo Schema di Sviluppo dello Spazio Comunitario.
6.
  Un aspetto particolare della salvaguardia e del miglioramento dei paesaggi naturali e culturali risiede nella conservazione e nel ripristino di grandi reti e sistemi di biotopi. La costruzione di una rete ecologica coerente di particolari zone di tutela nell'ambito dell'unione europea (in particolare le zone umide), denominata "Natura 2000", rientra nella realizzazione di tale obiettivo.

7.
  La valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale, che accresce il potere di attrazione delle regioni agli occhi degli investitori, del turismo e della popolazione, è un fattore importante di sviluppo economico e contribuisce altresì in modo significativo al potenziamento dell'identità regionale. La gestione di questo patrimonio non dovrebbe essere unicamente dominata dal passato, né orientata ai soli aspetti o parti eccezionali, ma affrontata con un approccio evolutivo, nel senso di garantire la preservazione di questo patrimonio rispondendo al contempo ai bisogni della società moderna.


Qui sotto riportiamo due foto del progetto "Cardada" dell'Architetto Bürgi, realizzato nel Canton Ticcino in Svizzera, che riteniamo ben rappresentino la non valorizzazione dell'ambiente circostante con l'inserimento di strutture così massicce ed artificiali.

                                                 
                                     
                                                                                                       
                                                                          Cardada Bürgi Reconsideribg a mountinain   
                             


                 



Doberdò del Lago, 3 Febbraio 2011

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